Scenografia e architettura nei parchi

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Roberto Canovi
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Re: Sea life e delfinario

Messaggio da Roberto Canovi » 15 luglio 2008, 0:21

Con l'ultimo intervento di Agarttha di carne al fuoco ce ne sarebbe tantissima e chiaramente non è possibile essere esaurienti con semplici messaggi su un topic.
agarttha ha scritto:Credo che dipenda dalla tipologia di parco tematico. Questo discorso potrebbe valere per Felifonte, che, effettivamente, come scelta tematica, riconosco essere stata decisamente ardita;
A mio parere l'affidarsi allo Studio Mariscal è stato un errore imperdonabile, anche se in quella zona non avrebbe probabilmente funzionato neppure Disneyland...
La scelta della mascotte più orrenda della storia (uno scarabocchio, con conseguente impossibilità di creare merchandise decente, soprattutto sotto forma di peluche, e quindi acquistabile), le soluzioni architettoniche fredde e incomprensibili per il pubblico, i grandi spazi tra un'attrazione e l'altra nell'assolata terra calabro-pugliese, sono stati solo una delle cause, ma le colpe sono evidentissime perchè nel realizzare un parco di divertimenti (e quello Felifonte era) non si può filosofeggiare sulla cultura e sulle pseudo-valenze artistiche senza scottarsi pesantemente.
Non è mai bello dire "L'avevo detto", ma nella mini relazione che avevo consegnato alla direzione che mi aveva invitato per avere un giudizio sulla struttura, oltre all'apprezzamento sincero che avevo avuto per alcune attrazioni veramente interessanti, avevo ben evidenziato che al pubblico normale non sarebbe piaciuto. Apprezzando tantissimo gli Expo, il cui spirito era stato replicato massicciamente dalla Euphon Project in diversi padiglioni, percepivo il valore dell'opera, ma allo stesso tempo la consapevolezza della sua incompatibilità con i gusti del pubblico era una spada di Damocle inesorabilmente posta sia sopra Felifonte che Felisia, in cui gli architetti avevano dato il peggio di se.
Ribadisco, nulla da dire da un punto di vista professionale, non ho titoli per esprimermi, ma da un punto di vista di approccio al progetto.
agarttha ha scritto:Oltremare però, non poteva essere altrimenti. Un parco che intenda avere un fine didattico, lo vedrei molto poco credibile se si presentasse come una cacofonia di roba finta. Mi aspetterei da un momento all'altro l'entrata di Moira Orfei. L'impresa di mettere nella giusta luce il concetto di ecosistema, le energie rinnovabili e la bioarchitettura (aspetti che, per la vera sopravvivenza del pianeta, è importante che vengano fatti comprendere ai più piccoli) risulterebbe inutile se poi l'attenzione dei bambini venisse catturata dalle cascate finte e/o dal teschio di roccia. Tornati a casa non si ricorderebbero affatto della cupola di cristallo che filtra i "raggi del sole cattivi" ma parlerebbero di aver visto il covo dei pirati. Stesso discorso per Futuroscope.
Qui secondo me si sta nascondendo la realtà. E' chiaramente un'opinione personale e in quanto tale opinabilissima, ma la storia ha dimostrato come vi sia incompatibilità tra la sostenibilità economica di una struttura e il suo grado di valenza da un punto di vista didattico.
Sarà anche un discorso non politicamente corretto, ma la realtà è che ci si riempie troppo spesso la bocca di paroloni e di belle intenzioni, ma non si può dimenticare che un parco è una attività con scopo di lucro e quindi i casi sono due:
- o si viene costantemente finanziati dallo Stato o da Enti pubblici
- o ci si adatta ai gusti del pubblico e si indora la pillola ai giornalisti o ai docenti o alle istituzioni
Ora non sta a me dire se Oltremare, Gardaland Sea Life e altri vogliono o meno indorare la pillola. Consto solamente che Oltremare non ha al momento avuto il riscontro che doveva avere e questo (sempre a mio parere) perchè forse ha cercato davvero di posizionarsi più vicino a concetti astratti che alla reale sostanza.
I puristi storceranno pure il naso a questa mia affermazione, ma per quella che è la mia esperienza in oltre 25 anni di frequentazione di parchi, ai bambini non interessa un fico secco della luce che filtra dai lucernari o delle belle schede colorate che illustrano meraviglie che non possono vivere in prima persona.
- Avete mai osservato il comportamento dei bambini all'interno dei musei di vecchio stampo?
- E quello degli stessi bambini all'interno delle strutture museali di nuova concezione (ad esempio il museo di storia naturale a New York)?
- E quello all'interno di un parco Disney?
Anche in questo caso è tutto inversamente proporzionale.
Se riesci anche ad assecondare il gusto degli insegnanti e quindi ti garantisci un certo numero di visitatori del target scolastico, allo stesso tempo difficilmente il target della famiglia risponderà con lo stesso entusiasmo perchè è altro quello che vogliono.
E se un parco non riesce a coinvolgere entrambi i target, fallisce per carenza di numeri.
Per quanto mi riguarda (e questo lo facciamo sempre presente nel nostro lavoro di consulenti), l'astrazione e la concettualità non devono mai prevalere sull'ESPERIENZA del singolo ospite.
A riprova di ciò, Oltremare già quest'anno ha inserito un'area che pur mantenendo sotto certi aspetti un design coerente con quanto già presente (secondo me sbagliando ancora, ma è un'opinione personale), è chiaramente un passo deciso verso una fruizione da parte del pubblico più da parco di divertimenti: lo splash battle non si può certo definire un'attrazione "educational".
E ho come l'impressione che nel prossimo futuro interverranno ancora su questa linea, magari anche sul fronte delle tematizzazioni, comprese rocce finte e altre amenità che fanno inorridire gli architetti, ma tanto piacciono al pubblico.
Per intenderci, se il pubblico non apprezza una struttura non entra, se non entra il parco non guadagna, se non guadagna chiude!
Con buona pace dei filosofi della cultura, della didattica e delle buone intenzioni.
agarttha ha scritto:In realtà, alla scenografia si dovrebbe ricorrere quando non si riescono a risolvere problemi estetici: camuffare strutture economiche non nate per quella funzione (Ghostville, Reset...) è legittimo. Il problema nasce quando sin da subito, in fase progettuale, si pensa a risparmiare sulla struttura per poi renderla presentabile (SeaLife); il fatto grave, per me, risiede nell'idea che Gardaland vuole promuovere del SeaLife: un acquario/centro ricerche allestito in uno scatolone prefabbricato. Si promuove la didattica ma poi la si offusca con delle belle cartapeste? Quest'aspetto, mi rimanda tanto ad un'idea inquietante di "rilassamento qualitativo" che, trasversalmente, interessa un pò tutti i settori.
Alla scenografia si ricorre quando si vuole "immergere" il pubblico in una dimensione fantastica, onirica, storica, temporale, sensoriale.
Sono d'accordo che l'esterno di un acquario possa essere realizzato da Renzo Piano, un po' meno sul fatto che per questo vi sia un ritorno sul fronte dei numeri.
Certe cose te le puoi spendere in fase di promozione pubblicitaria per fare colpo sui Media, ma il pubblico non abbocca.
Non sto dicendo che siano una massa di pecoroni o altro, semplicemente che dell'architettura quando vogliono passare una giornata spensierata e divertente con la famiglia, non può fregare di meno.
Diverso il discorso quando si visita una città d'arte o un museo o qualsiasi altro polo d'interesse dichiaratamente culturale, ma il parco no, anche se possiede una sua cultura, un'intreccio incredibile di altissime professionalità che operano al suo interno, non può essere assimilato a "quel modo" di intendere la cultura.
Ribadisco che non ho titolo per parlare a nome di altri e che è una considerazione personale, ma per quanto mi riguarda e a costo di scandalizzare qualche anima candida, tutta quella serie di iniziative culturali, educative, filantropiche (e chi più ne ha più ne metta) sbandierate da chi fa "entertainment", non hanno nulla a che vedere con l'appetibilità che deve avere una struttura per sopravvivere se non è finanziata a fondo perduto dall'ente pubblico. E io sono assolutamente contrario agli aiuti verso le strutture che non sono in grado di reggersi economicamente da sole.
agarttha ha scritto:L'allucinante concezione del progetto di Roma Vetus (grazie a Dio rimasto su carta) la dice lunga: sempre più spesso viene venduta un'idea di architettura finta, riproduzione di modelli e di facciate usa e getta. Sempre più spesso, quello che una volta VERAMENTE si trovava solo a Gardaland e alla Baia Imperiale di Gabicce, oggi viene proposto per luoghi di pubblico interesse, dai ristoranti ai centri commerciali, passando per i multiplex.
Roma Vetus invece mi pare un esempio che ben si adatta a ribadire una tesi che mi è cara (condivisibile o meno) e cioè quella che "L'interesse del pubblico di un parco è inversamente proporzionale all'utilizzo di linee architettoniche che si discostano dai canoni Disney e Universal" (detta così in maniera frettolosa e brutale).
Chiaramente di Roma Vetus ho la cartella (tra l'altro molto bella) originale della presentazione alla stampa e quindi so di cosa parlo.
Credo che una simile struttura avrebbe riscontrato nel pubblico un successo incredibile pur se realizzata nelle vicinanze di Roma e cioè della sua controparte effettivamente reale.
Sono sicuro che tanti personaggi di cultura (è puntualmente successo all'epoca) si sarebbero stracciate le vesti e avrebbero innalzato alte grida di dolore al cielo inveendo contro Dio e contro gli uomini, ma la realtà è ben diversa dall'ideologia e alla fine quello che conta sono le cose pratiche se si ragiona in termini economici.
Non sto dicendo che è giusto, analizzo solo un dato di fatto: 2+2 fa 4, che piaccia o meno.
Questo non significa che poi si sarebbe potuta reggere economicamente o che dietro al progetto vi fossero (come spesso accade) secondi fini nascosti, troppi sarebbero i parametri da analizzare, ma se ci basiamo sulla "percezione dell'esperienza" dell'ospite medio, non ho dubbi sull'appeal che avrebbe avuto.
agarttha ha scritto:Proporre solo scenografie (mi riferisco un po a tutti i luoghi popolari) infischiandosene dellaspetto esterno perchè, tanto, quello che conta è ciò che trovi una volta entrati, equivale a ritenere che le masse siano solo un popolo di imbecilli incapaci di distinguere ciò che effettivamente ha un valore e ciò che invece è solo tappezzeria. In quest'ottica, il SeaLife si allinea in prospettiva.
Il SeaLife lo potrei concepire come un'occasione sprecata (basta poco a realizzare qualcosa di architettonicamente valido) ma la realtà dei fatti, mi dice che siamo di fronte ad una scusa ambientalista con ovvi fini di lucro (alla faccia della didattica).
Il pubblico non è composto da idioti. molto più semplicemente, almeno credo, è composto da persone che non hanno nessuna intenzione di complicarsi la vita anche nell'unico giorno in cui vogliono solamente svagarsi. ma cosa gli interessa della soluzione architettonica esterna del Sea Life o del Centro commerciale se quello che vogliono è godersi una giornata pensando di avere speso bene i loro (tanti) soldi?
Ribadisco quello che ho detto prima, anche Sea Life E' UN'INIZIATIVA A FINI DI LUCRO (e non mi scandalizzo per questo, anzi, dal momento che da lavoro a diverse persone e crea ulteriore indotto nella zona del Garda, di grazia che l'hanno realizzato) e questo significa che deve fare quadrare i conti economici.
Se per farlo mette in piedi iniziative culturali o si pubblicizza come una struttura educational non mi interessa.
Quante acque minerali attraverso la pubblicità decantano poteri che nemmeno Harry Potter ha? Perchè nessuno si scandalizza?
E allora devo crocifiggere un parco perchè attua alcune iniziative che comunque alla fine hanno una valenza positiva pur se un po' forzate?
La didattica è necessaria e non si può dire che Sea Life non ne proponga a iosa, ma, tanto per fare un esempio, quanto credete che varrebbe il solo Sea Life da solo senza il fratello Gardaland a fianco che permette alle scolaresche di passare tutta la giornata a Peschiera (90 minuti al Sea Life sono sufficienti)?
Alla fine della giornata chiedete ai bambini, sempre alla faccia della didattica, dove si sono divertiti di più... Fermo restando che sono convinto della validità dell'offerta proposta dal Sea Life anche in termini educativi.
agarttha ha scritto:Il salto da compiere verso una critica sociologica è breve. In tanti Outlet tematizzati però, che presentano anche loro finte piazze e finte vie, posso notare con piacere che ai milioni di clienti che ne varcano annualmente le soglie, non frega nulla delle finestre di nonna papera poste al primo piano: l'importante è risparmiare. Sarà per questo che l'unico Outlet architettonicamente valido (The Mall di Riggello) è anche quello più esclusivo?
Se entriamo nel campo delle elucubrazioni mentali dei sociologi non ne usciamo più.
Sono convinto che si possa dire tutto e il contrario di tutto sul "popolo dei parchi", ma allo stesso tempo anche del "popolo dei vacanzieri", di quello "degli stadi di calcio", di quello "dei concerti di Vasco Rossi" (è solo un esempio a caso), di quello che inneggiava al Duce in piazza Venezia...
Davvero, non ne usciamo più :-)
Scusate la logorroicità, ma l'argomento mi ha sempre stimolato parecchio, anche perchè è uno di quelli su cui maggiormente discutiamo nel corso del nostro lavoro con i clienti.
Roberto Canovi
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Re: Sea life e delfinario

Messaggio da Michele Santarsiere » 15 luglio 2008, 13:37

A mio parere l'affidarsi allo Studio Mariscal è stato un errore imperdonabile, anche se in quella zona non avrebbe probabilmente funzionato neppure Disneyland...
La scelta della mascotte più orrenda della storia (uno scarabocchio, con conseguente impossibilità di creare merchandise decente, soprattutto sotto forma di peluche, e quindi acquistabile), le soluzioni architettoniche fredde e incomprensibili per il pubblico, i grandi spazi tra un'attrazione e l'altra nell'assolata terra calabro-pugliese, sono stati solo una delle cause, ma le colpe sono evidentissime perchè nel realizzare un parco di divertimenti (e quello Felifonte era) non si può filosofeggiare sulla cultura e sulle pseudo-valenze artistiche senza scottarsi pesantemente.
Non è mai bello dire "L'avevo detto", ma nella mini relazione che avevo consegnato alla direzione che mi aveva invitato per avere un giudizio sulla struttura, oltre all'apprezzamento sincero che avevo avuto per alcune attrazioni veramente interessanti, avevo ben evidenziato che al pubblico normale non sarebbe piaciuto. Apprezzando tantissimo gli Expo, il cui spirito era stato replicato massicciamente dalla Euphon Project in diversi padiglioni, percepivo il valore dell'opera, ma allo stesso tempo la consapevolezza della sua incompatibilità con i gusti del pubblico era una spada di Damocle inesorabilmente posta sia sopra Felifonte che Felisia, in cui gli architetti avevano dato il peggio di se.
Ribadisco, nulla da dire da un punto di vista professionale, non ho titoli per esprimermi, ma da un punto di vista di approccio al progetto.
e qui ti quoto due volte...anche se è proprio l'architettura del parco e la sua costituzione "simil expo","simil scavi acheologici" che gli dà quel fascino inconfondibile...
Felimiki

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Re: Sea life e delfinario

Messaggio da agarttha » 15 luglio 2008, 20:51

mi lusinga tanto inchiostro digitale versato :wink:
per esigenze di tempo, sono costretto a rispondere a più mandate. Quindi stasera ri-inizio da qui:
Roberto Canovi ha scritto: A mio parere l'affidarsi allo Studio Mariscal è stato un errore imperdonabile, anche se in quella zona non avrebbe probabilmente funzionato neppure Disneyland...
La scelta della mascotte più orrenda della storia (uno scarabocchio, con conseguente impossibilità di creare merchandise decente, soprattutto sotto forma di peluche, e quindi acquistabile), le soluzioni architettoniche fredde e incomprensibili per il pubblico, i grandi spazi tra un'attrazione e l'altra nell'assolata terra calabro-pugliese, sono stati solo una delle cause, ma le colpe sono evidentissime perchè nel realizzare un parco di divertimenti (e quello Felifonte era) non si può filosofeggiare sulla cultura e sulle pseudo-valenze artistiche senza scottarsi pesantemente.
Non è mai bello dire "L'avevo detto", ma nella mini relazione che avevo consegnato alla direzione che mi aveva invitato per avere un giudizio sulla struttura, oltre all'apprezzamento sincero che avevo avuto per alcune attrazioni veramente interessanti, avevo ben evidenziato che al pubblico normale non sarebbe piaciuto. Apprezzando tantissimo gli Expo, il cui spirito era stato replicato massicciamente dalla Euphon Project in diversi padiglioni, percepivo il valore dell'opera, ma allo stesso tempo la consapevolezza della sua incompatibilità con i gusti del pubblico era una spada di Damocle inesorabilmente posta sia sopra Felifonte che Felisia, in cui gli architetti avevano dato il peggio di se.
Ribadisco, nulla da dire da un punto di vista professionale, non ho titoli per esprimermi, ma da un punto di vista di approccio al progetto.
Non dico, e non mi auguro, che tutti i parchi divertimento diventino delle rassegne di architettura; per quello, già ci sono le biennali e gli Expo. E va bene così. Dico solo che un occhio di riguardo all'estetica delle strutture, non ha mai guastato e fatto fallire nessuno. Ciò mi risulta più necessario quando un parco, che si pone l'obiettivo di restare aperto più giorni possibili, decide di aprire NON il baraccone della donna connone, ma una struttura che rimane aperta tutto l'anno e che a febbraio, a occhio e croce, avrà visitatori di un'età maggiore ai 12 anni. In altre parole, un'occasione di crescita, ...si! culturale. Forse, per spiegare cosa voglio dire, tante parole non saranno esaustive come queste foto:

il SeaLife di Monaco di Baviera:
Immagine

il SeaLife di Birmingham:
Immagine

il SeaLife di Berlino:
Immagine

Si lo so! questi non sono a ridosso di un parco divertimenti; ma allora cosa dovremmo dedurre? che l'architettura non si addice a Gardaland? Che l'architettura non è comprensibile dal pubblico di Gardaland? Che chi va al SeaLife di Berlino è diverso da chi va al SeaLife di Gardaland? anche se così fosse, il capannone camuffato era l'unica scelta possibile?
la vera domanda che mi faccio quindi, e che propongo, è:
perchè all'estero investire anche sull'architettura è contemplabile, mentre in Italia no?
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Re: Sea life e delfinario

Messaggio da agarttha » 15 luglio 2008, 22:25

Giovanni Vita ha scritto:Visto che si sta affrontando il discorso "architettura", mi sento in qualche modo coinvolto, anche se sarei di parte... nel senso che sarei in pratica dell'idea di Roberto :)
Senza entrare nella classica lotta tra architetti e ingegneri (in cui non credo totalmente), e non avendo visto dal vivo il Sea Life, penso che strutture di questo tipo debbano essere senza dubbio affidate alle mani esperte degli scenografi. La mia concezione è abbastanza semplicistica, per cui vedo, nell'ambito dei parchi in generale, semplicemente l'uso di padiglioni che siano anche dei cubi o -come direbbe qualcuno- delle "scatole di scarpe", ma che debbano poi essere confezionati e presentati al pubblico in base alla loro funzione.
E' inutile inserire in un parco (a meno che non lo richieda specificamente il tema trattato) un mega-edificio in stile "Frank Gerhy", semplicemente perchè, a mio avviso, non ha senso rispetto a quelli che sono gli scopi di questi luoghi.
Molto meglio un edificio che sia funzionale, che magari preveda degli appositi locali tecnici, degli impianti adeguati, dei servizi igienici, ecc... e che sia strutturato in modo che sia utile al guest ed ai cast member, piuttosto che un padiglione che somiglia ad un'astronave e che poi sia poco sfruttabile.
Ora però meglio che taccia...;)
Va bene, lo ammetto: ho sbagliato a citare Ghery. Trarre in ballo l'architetto più visionario del mondo, e fantascienza pura in zona sismica, è scorretto; tuttavia, è proprio quello più criticato dagli architetti puristi, proprio perchè ritenuto più "scenografo" che architetto. All'annosa lotta architetti-ingegneri non credo nemmeno io; ah! a proposito... non sono architetto bensì ingegnere edile, ma uno che crede nella qualità del vivere e quindi degli ambienti quotidianamente varcati, respirati e guardati dall'uomo. La famosa "scatola di scarpe", dato che ci siamo, è presente anche al Guggenheim di Bilbao, ed è proprio quella che contiene i locali tecnici ed i servizi. Non dico che tutto il SeaLife doveva essere un modello da imitare, e magari meritare una pubblicazione su Domus (cosa che invece Oltremare ha ottenuto), ma Santo Dio...! almeno che la facciata principale avesse un po di carattere! Sembra o non sembra qualcosa di esistente a cui è stata cambiata la destinazione d'uso?
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da Giovanni Vita » 15 luglio 2008, 22:49

Allora, caro collega (sono ingegnere edile anch'io ;)), qui secondo me andiamo a tirare in ballo una questione che va al di là del discorso "architettura nei parchi", ma cerco di dirla in due parole: ho l'impressione che in Italia difficilmente vedremo costruzioni come quelle che hai mostrato tu. Basta fare un giro a Berlino (dove non sono mai stato, ma ho visto delle foto di costruzioni fantascientifiche) e paragonarla a Milano... In Germania (che, guarda caso, hai preso come esempio) ci sono edifici pubblici e privati con un largo uso di materiali come acciaio e vetro, con forme geometriche del tutto inusuali, sfere, coni, tronchi di piramide, cilindri sovrapposti a piramidi con la punta all'ingiù, archi, gusci, ecc... che in Italia probabilmente ci sogneremo soltanto.
A mio modesto parere (e qui credo di potermi allacciare in qualche modo anche al discorso degli edifici nei parchi) un grossissimo limite è dato dalla nostra normativa che, dopo la classificazione sismica del nostro Paese, impone dei limiti a volte anche assurdi, per cui alla fine sei quasi costretto a costruire le famose "scatole di scarpe" perchè non appena ti azzardi a fare un solaio a sbalzo le normative in campo strutturale gridano "ALLARME!" e il PC su cui stai progettando il tuo edificio inizia a far suonare le sirene...
Per non parlare dell'aspetto economico, per cui il committente, molto spesso, non ha alcuna convenienza a scegliere un edificio particolare costruito con materiali costosi sebbene più performanti...
Infine, il discorso di Roberto credo sia fondamentale e si collega alla frase precedente: che motivo avrebbe, un parco, di investire in una struttura esageratamente bella esteticamente se poi non viene sfruttata, ovvero il numero degli ospiti che entrano non è sufficiente a rientrare nelle spese?
Gli edifici, ovvero i SeaLife, che hai mostrato sono anche interessanti da vedere, ma personalmente non li vedo adatti ad ospitare un parco (o comunque qualcosa che gli somiglia). Se fai vedere quelle foto a persone qualsiasi, senza specificare loro di cosa si tratta, scommetto che commenterebbero "che begli alberghi!"...
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da agarttha » 16 luglio 2008, 21:46

finalmente finisco di rispondere, sia a Roberto che a Giovanni.

Non riquoto ogni singolo periodo perchè il discorso che faccio abbraccia un po tutto.



In Merito ad Oltremare, Felifonte e ciò che ho postato io:

Credo che si possa fare una distinzione: se un nuovo parco deve essere lanciato (come Oltremare e Felifonte) allora è sconsigliabile presentarsi puritani e di tendenza; la gente non capisce gli architetti e va bene. Se però un parco decide di aprire una struttura ESTERNA sottotitolata con “aquarium”, può essere, secondo me, vagliabile l’idea di farsi notare anche da un pubblico che non è costituito solo da famiglie o da chi va li solo per Gardaland. Ma siamo sicuri che se Gardaland si fosse presentato alla stampa con una facciata interessante, ci avrebbe perso in numeri di visitatori? Lo chiamano second gate ma, in realtà, può essere definito così un padiglione visitabile in 90 min (pari alla coda media di Fuga di Atlantie)? Non è necessariamente visitabile in un giorno, eppure, lo si sta trattando come un vero e proprio secondo parco autonomo da lanciare. Senza il fratello maggiore, avrebbe mai avuto senso il SeaLife sul Lago di Garda? Secondo me si. E allora perché non rivolgersi a tutto il nord est e non solo a chi il giorno prima ha visitato Gardaland?
Un appunto su Oltremare: ad essere cinici, materialisti ed affatto animalisti, credo che il problema di base di Oltremare non sia quello di aver delle belle architetture che non attraggono le famiglie ma di NON avere The Shamu Adenture. Com’è adesso, dato che abbiamo deciso di abbandonare la teoria educativa, è sintetizzabile come un grande delfinario con altre cosette intorno. Se avessero introdotto uno spettacolo con le orche, credo che queste sarebbero diventate, non solo l’unico motivo per visitare il parco. ma anche il nuovo simbolo di Riccione, comparendo un po su tutte le cartoline.


In merito alla situazione tradizionalmente, purtroppo, italiana:
Beh si, stiamo “decollando dal seminato” di questo topic, ma vorrei lo stesso ribattere perché non credo, ancora, che l’unica strada perseguibile sia quella della rassegnazione e dell’adeguarsi al famigerato “sistema” (sebbene il panorama italiano sia molto compromesso). La Germania che cito io, fino all’89, era architettonicamente descrivibile se non come una serie di palazzacci anonimi e tutti uguali. La stazione di Monaco di Baviera non è un bell’edificio. Mi citi Milano: il recupero dell’area ex fiera, con le “tre lame” di cristallo, potrebbe essere un punto d’inizio.
Non mi reputo così sprovveduto da non accettare l’evidenza dello squallore italiano e nemmeno così fuori luogo nell’aspettarsi da Gardaland (signor committente e con un occasione di crescita tra le mani), qualcosa di diverso da quello realizzato. Nello specifico, mi sembra palese che non ci sia stata nemmeno la minima volontà a realizzare qualcosa di “serio” e spendibile: sin da subito si è puntato alla pacchianata. Ripeto: visto dall’esterno, l’associazione che faccio è quella con certi capannoni/officina trasformati in discoteca agli inizi degli anni 80. Sia chiaro: non dico che dovevano realizzare facciate continue in acciaio e vetro come a Berlino; non mi disturba nemmeno il galeone rotto ed in bilico sull’ingresso, anzi, è l’unica cosa che mi piace. Dico solo che tra l’”Enterprice” ed il “magazzino”, questo galeone aveva tante altre soluzioni intermedie su cui andare ad attraccare. Se è vero, come dice Roberto Canovi, che le scenografie servono a far immergere gli ospiti in un mondo immaginario, perché l’architettura non potrebbe accompagnare l’ospite in questo viaggio? Del resto le scenografie hanno bisogno di una struttura su cui andarsi ad ancorare no? Come avrei visto allora il SeaLife? Beh, inazitutto, (guarda caso proprio come accade ne I Corsari) avrei optato per una “discesa” negli abissi, senza far finire gli ospiti al primo piano di un autogrill. Sarebbero aumentati i costi di scavo, questo si, ma è pure vero che si avrebbe risparmiato sulla cubatura e sulle strutture. Nell’ipotesi in cui questo non era possibile (area di esondazione, area tutelata, budget ristretto o quant’altro), qualsiasi emeroteca è fonte di innumerevoli esempi affatto fantascientifici, affatto banali e nemmeno tanto costosi. Non credo di starmi ad arrampicare sugli specchi.
Roberto Canovi ha scritto: Roma Vetus invece mi pare un esempio che ben si adatta a ribadire una tesi che mi è cara (condivisibile o meno) e cioè quella che "L'interesse del pubblico di un parco è inversamente proporzionale all'utilizzo di linee architettoniche che si discostano dai canoni Disney e Universal" (detta così in maniera frettolosa e brutale).
Chiaramente di Roma Vetus ho la cartella (tra l'altro molto bella) originale della presentazione alla stampa e quindi so di cosa parlo.
Credo che una simile struttura avrebbe riscontrato nel pubblico un successo incredibile pur se realizzata nelle vicinanze di Roma e cioè della sua controparte effettivamente reale.
Sono sicuro che tanti personaggi di cultura (è puntualmente successo all'epoca) si sarebbero stracciate le vesti e avrebbero innalzato alte grida di dolore al cielo inveendo contro Dio e contro gli uomini, ma la realtà è ben diversa dall'ideologia e alla fine quello che conta sono le cose pratiche se si ragiona in termini economici.
Non sto dicendo che è giusto, analizzo solo un dato di fatto: 2+2 fa 4, che piaccia o meno.
Questo non significa che poi si sarebbe potuta reggere economicamente o che dietro al progetto vi fossero (come spesso accade) secondi fini nascosti, troppi sarebbero i parametri da analizzare, ma se ci basiamo sulla "percezione dell'esperienza" dell'ospite medio, non ho dubbi sull'appeal che avrebbe avuto.
si, sono dati di fatto e sicuramente Roma Vetus avrebbe avuto successo. Ma avrebbe avuto successo pure un parco su Harry Potter. Non voglio arrivare a dire questo si può fare e questo no. Ma credo che la storia, sopratutto in Italia, meriti un rispetto, anche perchè, se solo venissero rappresentati i veri spettacoli che avevano luogo al Colosseo, la gente utilizzerebbe i suoi vomitatoi facendosi evocare dal nome. Va bene che qui entriamo in un altro discorso, prettamente culturale, ma un conto è ideare Motorland, un conto è ricostruire L'Anfiteatro Flavio per spettacoli da operetta. La mia definizione di allucinante va letta in questo senso. Se c'è una cosa che ci distingue dal resto del mondo è sta quantità di roba antica VERA, che tutti quanti cercano di imitarci. Va bene che noi abbiamo imitato Disneyland, e che gli americani, esaurito il fantasy, hanno iniziato ad imitare noi, ma che senso ha imitare noi stessi? facciamolo fare a cinecittà, no?
E' ormai leggenda il fatto che all'inaugurazione del Venetian di Las Vegas fu invitato anche il sindaco della vera Venezia, e pare (anche se non si scrive) che declinò rispondendo "di Venezia ce n'è una sola". Immensa stima (ammesso che non sia leggenda metropolitana).
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da Roberto Canovi » 17 luglio 2008, 19:51

Il bello del "Venetian" a las Vegas è proprio che è dichiaratamente, spudoratamente, pacchianamente (e a questo punto meravigliosamente) FALSO.
Che poi ci sia chi si fa il giro in gondola all'interno del finto Canal Grande con il gondoliere che canta a squarciagola "O sole mio..." (al che si possono riconoscere tutti i leghisti presenti perchè puntualmente si toccano insistentemente gli zebedei...) fa ribrezzo pure a me, ma questo non toglie che si possano amare queste "americanate" se prese per quello che sono e per l'economia che smuovono.
Tutto quello che scrivi, Agarttha, è anche condivisibile su un piano ideologico. La differenza tra noi è che pur amando entrambi il "bello" (di qualsiasi natura esso sia) ci divide la diversa considerazione che abbiamo della sostenibilità economica dei due diversi modelli.
E forse un'altra cosa; per il sottoscritto hanno pari dignità sia Antonio Gaudi, che Milo Manara, che Claudio Mazzoli, che Federico Fellini (giusto per fare quattro banali esempi di diversi tipi di arte) o qualunque altro professionista che sa evocare emozioni nel pubblico, di qualsiasi estrazione culturale esso sia.
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da PAOLOPARMA » 19 luglio 2008, 12:41

Modestamente penso che il sindaco di Venezia abbia perso una buona occasione per fare pubblicità turistica, per quanto riguarda le "pacchianate all'americana", ci si puo' mettere anche l'Hotel Colosseo di Europa Park, ma essendoci stato, lo vedo come un infinito atto d'amore nei confronti della nostra nazione. Credo che un parco che si ispiri a Roma Antica potrebbe essere un ottima risorsa turistica, se poi il turista ignorante si accontenterà della cartapesta, peggio per lui. Ma se solo un turista in più, verrà attirato dal parco per poi andare a godersi il vero Foro Imperiale, credo che sarebbe un bel risultato.
Concordo che in molte occasioni si potrebbe viaggiare più alto a livello architettonico, ma in tante altre dovremmo piantarla di fare gli snob, e capire che se vogliamo veramente il turismo come una risorsa, dovremmo coniugare cultura ed entertainment.
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da agarttha » 20 luglio 2008, 12:14

PAOLOPARMA ha scritto:Modestamente penso che il sindaco di Venezia abbia perso una buona occasione per fare pubblicità turistica, per quanto riguarda le "pacchianate all'americana", ci si puo' mettere anche l'Hotel Colosseo di Europa Park, ma essendoci stato, lo vedo come un infinito atto d'amore nei confronti della nostra nazione. Credo che un parco che si ispiri a Roma Antica potrebbe essere un ottima risorsa turistica, se poi il turista ignorante si accontenterà della cartapesta, peggio per lui. Ma se solo un turista in più, verrà attirato dal parco per poi andare a godersi il vero Foro Imperiale, credo che sarebbe un bel risultato.
:lol: :lol: :lol: :lol:

davvero bella questa! ...non commento per amor proprio.
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da PAOLOPARMA » 21 luglio 2008, 13:04

Sicuramente Venezia non ha bisogno di pubblicità, pero' pensavo che il topic fosse aperto alle opinioni di tutti, non solo a chi ha conseguito la tripla laurea mortale e soprattutto non rispetta le idee degli altri trattandole con sufficienza....
Anche perchè noi che abbiamo il famoso 70% di patrimonio artistico, vediamo calare drasticamente i turisti di anno in anno, non è sicuramente la mancanza di Roma Vetus a provocarlo, pero' un offerta turistica che contempli anche quello, oltre ovviamente, a tante altre cose che non sto qui ad elencare perchè sarebbero OT.
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da agarttha » 22 luglio 2008, 10:53

PAOLOPARMA ha scritto:Sicuramente Venezia non ha bisogno di pubblicità, pero' pensavo che il topic fosse aperto alle opinioni di tutti, non solo a chi ha conseguito la tripla laurea mortale e soprattutto non rispetta le idee degli altri trattandole con sufficienza....
Anche perchè noi che abbiamo il famoso 70% di patrimonio artistico, vediamo calare drasticamente i turisti di anno in anno, non è sicuramente la mancanza di Roma Vetus a provocarlo, pero' un offerta turistica che contempli anche quello, oltre ovviamente, a tante altre cose che non sto qui ad elencare perchè sarebbero OT.
sicuro che sono io a non rispettare le idee degli altri?
dopo i poemi che io e Roberto abbiamo scritto (che reputo privi di "volume fittizio"), tratto con sufficienza chiunque mi venga a dare dello snob ed indirettamente del retrogrado, che magari non ha ancora capito la vera risorsa del turismo italiano. Al di la del puro idealismo, qui ci andiamo a dimenticare una cosa basilare: differenza tra Pubblico e Privato. Un parco diverimenti è un'azienda e, come tale, farà solo i propri interessi, com'è giusto che sia. Ha tutto il diritto di fregarsene se la vera Roma cade a pezzi o la vera Venezia sprofonda.

I turisti calano drasticamente per lo stesso motivo per cui ormai, a noi, conviene comprare un monolocale a New York piuttosto che a Milano. Tuttavia Venezia è l'unica città italiana che veramente viene assalita dai turisti, assorbendone più della sua reale capacità. Non illudiamoci che i parchi divertimento possano risolvere la situazione: come più volte nel forum si ricorda che non bisogna ragionare da fanatici dei rollercoaster, credo che anche in questi casi non bisogna dimenticare che sarà minima la parte di turisti stranieri che spenderà 2000 euro solo di aereo per andare a vedere una Roma di cartapesta e poi magari quella vera. A breve comunque, si farà una verifica (o almeno si spera): il successo o flop del parco di Valmontone, ci dirà tutto.
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da PAOLOPARMA » 22 luglio 2008, 12:06

Si sicuro di non essere io a non rispettare la libertà degli altri, anche perchè io non mi sono permesso di criticare il "poema", ma ho espresso una critica nei confronti del sindaco di Venezia, e una difesa delle scenografie "all'americana". Rispondendo alla tua andro' sicuramente OT, ma il turismo italiano non è in crisi solo perchè Roma o Pompei cadono a pezzi, le ragioni sono molteplici e troppo lunghe da elencare in un singolo post, e sono sicuro che la maggior parte sarebbero condivise anche da te. Nell'essere "snob" intendo il non voler mai accostare il sacro al profano, cioè nel voler agganciare il turista medio, nel considerare volgare mettere un bel ristorante all'interno di un museo, nel rendere più interessante la visita per i ragazzi. Quando visito il Museè d'Orsay, rimango ad occhi spalancati(pur non apprezzando a livello soggettivo lo stile di Gae Aulenti)per quello che sono riusciti a fare con una stazione che da noi sarebbe rimasta abbandonata per anni. Noi Disneyland l'abbiamo fatta scappare con la nostra puzza sotto il naso e la nostra burocrazia, sicuramente Parigi non sarebbe morta senza il parco Disney, ma a livello turistico penso che sia stata una bella sinergia. Questo è il mio semplice e poco poetico parere :wink:
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da agarttha » 22 luglio 2008, 23:01

Il "poema" non sta per “autocompiacimento”, lungi da me, ma per mettere in evidenza quanto il discorso è stato sviscerato. Da qui, il dubbio su chi è che ritiene superficiali i discorsi altrui quando poi si viene liquidati con un semplice “snob”. Per me, potevi permetterti eccome di commentare il poema, anzi ne sarei felice: credo che nessuno abbia la presunzione di scrivere il nuovo vangelo. Non la faccio lunga e per me il discorso è chiuso. :wink:

Da come la rappresenti tu, sembrerebbe che io sia contro i parchi divertimento e pro museo. Non è così: ho varcato la prima volta i cancelli di Gardaland 20 anni fa rimanendone stregato, sono stato tra i primissimi visitatori di Mirabilandia ed ho reputato il Pergamon Museum di Berlino una vergogna dell’occidente. Non ho nulla contro Disneyland e ritengo Orlando una ragione di viaggio. Credo però che un limite tra sacro e profano debba esistere. In definitiva, sappiamo tutti che quella della cultura-educazione-entertainment è solo una scusa per far guadagnare chi possiede la struttura (e non una nazione, come invece dovrebbero fare i beni culturali). Non sono d'accordo quindi, che si giochi con la cultura o che si cerchi di piegarla al volere dell’imprenditoria consumista, quando, proprio in Italia, sembra essere l’unica cosa autentica rimasta. Poi possiamo andare a Gardaland, o meglio a Mirabilandia, tutte le volte che ci pare.
Credo che la propria arte e storia, sia un valore da tutelare e da difendere, non da scimmiottare; per quello, già ci pensano gli americani che, di arte, praticamente non hanno nulla. Sarò retrogrado? ve bene, lo accetto; ma più tempo passa, e più si cerca di assomigliare in tutto (quindi molto oltre l'amusement) agli americani: ma chi lo ha stabilito che è quello il modello perfetto da seguire e non, ad esempio, quello nordico?

Sulla Gare D’Orsay e l’intervento di Gae Aulenti, entriamo decisamente fuori tema, ma posso consolormi col porto Antico di Genova, che NOI siamo riusciti a non mandare in malora; forse anche all'Arsenale di Venezia succederà la stessa cosa (ME LO AUGURO).
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da PAOLOPARMA » 23 luglio 2008, 11:02

Grazie per la risposta ed è bello che ognuno abbia le proprie idee, mi era solo un po' dispiaciuto per la replica un po' sbrigativa :wink:
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Re: Scenografia e architettura nei parchi

Messaggio da Direktor » 25 luglio 2008, 10:01

Se posso dire la mia:

Secondo voi perchè gli scenografi del sea life,volendo creare questa famosa "magia" hanno creato dall'ingresso fino all'ultima vasca una tematizzazione (lasciando stare il poco curata amio avviso) per poi abbandonarsi ai semplici muri colorati di giallo???

Ho notato questa cosa. Una buona tematizzazione dovrebbe seguire (secondo le mie idee) tutta la struttura che ospita "l'atrazione" o manifestazione o quello che è....
Mi ha stupito il fatto che all'ultima vasca ci sia un brusco cambiamento ambientale,trovandosi in un corridoio non tematizzato che porta dritti dritti allo shop! con un impatto visivo per me un pelo indigeribile...un muro di pupazzi ecc...nessun tatto nessun piccolo aquario nel corridoio nulla di nulla....per poi non parlare della zona di discesa e uscita dal sealife dopo la zona ristorazione,un corridoio "sterile" semplicemente munito di scala per la discesa e verniciato del giallino identico all'esterno.

Anche la zona ristorazine non è il max come tematizzazione....

Non capisco proprio quale concetto porti uno scenografo a fare questo tipo di scelta.Non andrà a scapito del valore e considerazione del proprio lavoro???

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